29 Aprile 2010
Che gli escrementi in generale facciano bene alla natura è cosa nota. Si pensi al letame o al guano degli uccelli: la famigerata cacca è uno degli elementi più naturali che possano esistere e dunque non c’è di che stupirsi se, anche nel caso delle balene, il suo tocco benefico sia riconosciuto.
Ma secondo i ricercatori dell’Australian Antarctic Division le feci di questi cetacei sono addirittura in grado di rimediare parzialmente all’inquinamento marino e di frenare il riscaldamento globale.
Il ricercatore Stephen Nicol sottolinea che il ferro portato dalle feci delle balene incide sul fitoplancton (la componente vegetale del plancton), che è alla base della catena alimentare nel mondo acquatico ed esercita un impatto elevato sull’assorbimento della CO2: «Prima che incominciasse il commercio delle balene, risalente al secolo scorso, questi grandi cetacei consumavano circa 190 milioni di tonnellate di krill all’anno – precisa Nicol - convertendolo in circa 7.600 tonnellate di escrementi ad alto tasso di ferro, che a loro volta incoraggiavano la crescita di fitoplancton in grado di assorbire anidride carbonica».
E' l'unico alimento del krill ed è un insieme di organismi autotrofi fotosintetici. Si tratta di piccolissimi esseri, generalmente unicellulari, che , grazie alla luce del sole, sono in grado di sintetizzare sostanze organiche, carboidrati e ossigeno, a partire da sostanze inorganiche disciolte nel mare, l'anidride carbonica e il ferro in questo caso. Esattamente come fanno le piante terrestri. Va considerato che, da solo, il fitoplancton è responsabile del 50 per cento dell'emissione di ossigeno di tutti i vegetali dell'intero pianeta.
In sostanza la balena mette in moto un ciclo del ferro tale per cui mangia il krill, che a sua volta si nutre di fitoplancton. Gli escrementi della balena arricchiscono gli oceani di ferro, che stimola e facilita la formazione di fitoplancton.

